C'est en écrivant qu'on devient écriveron (Raymond Queneau)

C'est en écrivant qu'on devient écriveron (Raymond Queneau)
"C'est en écrivant qu'on devient écriveron" (Raymond Queneau)

venerdì 12 settembre 2014

Pierina Porfirina

 (disegno di Greta)
 
 
PIERINA PORFIRINA
DIPLOMATA BALLERINA
SALTELLANDO SENZA SOSTA
PIEGA GAMBE POI LE ACCOSTA
BRACCIA TONDE SULLA TESTA
SCHIENA DRITTA GIRA LESTA
LE CAVIGLIE HA BEN RIZZATO
CON UN GESTO RAFFINATO
DI DANZARE MAI SI SAZIA
SE NON FOSSE CHE LA SORTE
A VEDERE QUELLA GRAZIA
SI DISTRAE SOLO UN MOMENTO
E LE SUE MOVENZE TORTE
FA FINIR SUL PAVIMENTO
QUI L’APPLAUSO COGLIE FESTANTE
QUELL’INCHINO DOLORANTE.


G. Brevetto, Ametàstrada

sabato 23 agosto 2014

Meursault e il suo doppio: un'inchiesta mai chiusa


 
 
 
Meursault è il protagonista de Lo straniero di Albert Camus. La trama di questo racconto è nota ed è patrimonio consolidato della letteratura del secolo scorso. Meursault, uomo apparentemente insensibile e distaccato, si rende colpevole di un omicidio. In un anfratto di una spaiggia assolata, uccide, per futili motivi, un arabo. Sappiamo solo che la sorella della vittima è stata schiaffeggiata da un suo conoscente e Meursault teme che il fratello voglia vendicarsi . La trama Lo Straniero prosegue, poi, conl le vicende del processo a seguito di questo delitto, ma dell’arabo, della vittima, che appare solo marginalmente nella prima parte del racconto, nulla ci viene più riferito.
Haroun, è invece il protagonista del recentissimo romanzo di Kamel Daoud, dal titolo Meursault, contre-enquête (Acte Sud, 2014). Lo scenario, stavolta, è quello dell’Algeria che ha visto da poco completarsi il lungo e doloroso processo d’indipendenza, una vivenda che ha profondamente lacerato occupati e occupanti. Siamo infatti agli inizi degli anni ’60.

Haroun, che nel racconto Daoud è il fratello dell’arabo ucciso da Meursault, vive la sua esistenza all’ombra di una madre, M’ma, despota e possesiva il cui unico scopo è vendicare il figlio ucciso da un roumi, un non arabo, come tanti coloni e figli di coloni.

Il racconto è un lungo feedback. Haroun narra la storia della sua famiglia ad un non precisato interlocutore nel corso di una serie d’incontri in un bar. Haroun ora è anziano, ma la vicenda è ambientata nei concitati giorni che seguirono la partenza frettolosa dei francesi, dopo la proclamazione dell’Indipendenza del 1962.

Sono passati venti anni dall’omicidio (la pubblicazione de Lo Straniero è infatti del 1942) l’Algeria è profondamente cambiata, nessuno ricorda più quell’episodio, se non due piccole brevi di cronaca contenute in alcuni ritagli di giornali custoditi gelosamente da M’ma.

Ricostruire quanto accaduto sembra l’unica missione di Haroun, che deve sottostare all’onnipresenza e onnipotenza materna. Haroun è costantemente alla ricerca di particolari che appaiono sempre più in dissolvenza, privi di riscontri tangibili. In primis dare un nome alla vittima, all’arabo del racconto di Camus. Si viene così scoprire che il fratello di Haroun si chiama Moussa. Una vittima innocente di cui si conserva la memoria in una tomba vuota, il corpo non è stato mai ritrovato.

L’autore di Meursault, contre-enquête, Kamel Daoud, è un affermato giornalista algerino del Quotidien d’Oran dove cura una delle rubriche più seguite. È autore anche di altri racconti brevi ma, nel suo primo romanzo, ha deciso coraggiosamente di misurarsi con uno dei libri più conosciuti a tradotti al mondo come Lo Straniero.

La sfida lanciata da Daoud non appare solo letteraria, il periodo scelto a riferimento lo portano dritto al cuore delle problematiche dell’Algeria di oggi. La mai risolta questione coloniale, la lingua degli occupanti, i distinguo religiosi, il destino di un popolo segnato da una storia che sembra da sempre sfuggirgli.

La controinchiesta di Daoud, si muove in questa complessità, in questa realtà fatta di opposizioni, di doppi, di omicidi e vendette segnati dal tema di fondo della gratuità del male.

Haroun vive una realtà speculare a quella di Meursault, lo straniero diventa l’altro da sé, l’omicidio, come il suicidio ne il Mito di Sisifo di Camus, incarna la perdita di senso, l’abbandono di qualsiasi opzione filosofica, la barriera da infrangere, l’ultima, come i proiettili che diventano colpi bussati alle porte della sventura o dell’apparente liberazione. La morte dell’altro è qui il simbolo della rottura di equilibri, dell’irruzione dell’assurdo nella quotidianità.

In quanto controinchiesta, la narrazione di Daoud si sviluppa su di un binario parallelo e speculare a quello di Camus. Maria è ora Meriem, il nome Meursault si rivela il calco dell’arabo El-Merssoul, l’inviato, il messaggero.

Daoud dimostra di essere un profondo conoscitore dell’opera camusiana. Frequenti appaiono i riferimenti anche ad altre opere del premio Nobel, non ultima l’ambientazione della lunga narrazione di Haroun in un bar, che ripropone, senza stonature stilistiche, la lunga confessione del giudice–penitente de La Caduta di Camus.
Daoud però non casca nella trappola del sequel o del cavalcare la fama di altri . Sa dosare i riferimenti a Lo Straniero ed ai suoi personaggi fino a fare del suo, un racconto autonomo, lontano da ogni riferimento superfluo, dai fuori luogo, dalla ridondanza.
È veramente singolare come anche nel racconto di Daoud, pur nella continua ricerca della realtà dei fatti, la vicenda di questo omicidio perda ogni connotato localistico e cronachistico per toccare, ancora una volta, i registri sensibili dell’esistenza umana.

© 2014 Gianfranco Brevetto
 


venerdì 2 maggio 2014

Limerick pro memoria

 

Un’amica  ( il cui nome finisce per A)

Mi ha chiesto: Ma un limerick come si fa?

Una rima tu metti due volte lassù

Uno, due, tre…  e lei arriva giù

Semplice! ha detto. ( E lei cade quA)

 

© 2014 G. Brevetto, Op. Cit.

 


martedì 11 febbraio 2014

Ovunque tu guardi



Dovunque tu guardi

Ci sono parole,

Libere vanno

Le legge chi vuole.

A volte mi fermo,

Non so cosa fare,

Davanti alle frasi

Mi metto a pensare,

Pensare alle dame

Ai fanti, ai re,

Ed ora son loro

Che leggono me.

 

© 2014 Gianfranco Brevetto, Op. Cit.

sabato 8 febbraio 2014

L'inganno

 
Gli déi assumo
Le nostre
Sembianze
Per ingannarci.
Per confonderci,
Ad altri
Si svelano.
Senza ritegno
Ci guardano,
Svogliati,
Compiere
I gesti
Quotidiani
Che noi
Riteniamo
Immortali.
Ci contendono
La natura
Divina.
In sfide,
Non soddisfatte,
Riempiono
Di vuoto
La nostra esistenza.
Nessuno
É creato
A immagine
Dell'altro:
Dunque
Tutto
É inganno:
Di
Quell'immagine,
Quel riflesso,
Che fu
da qualche parte,
E che segnò
L'inizio,
Uomini
E
Déi
Ne sono
Solo lo
Specchio.

© 2014 Gianfranco Brevetto, Op. Cit.



venerdì 7 febbraio 2014

Pollimerick

 
Rotola rotola l’uovo
Col becco a fermarlo ci provo
L’acqua ribolle e s’ode
Erode fa rima con code
Frigge rotolo d’uovo
 
 
© G. Brevetto, Op. Cit.

Polimerick

 
Quel tale signore di plastica
Ha messo una protesi drastica
Di gomma il suo cappello
Polietilene il cervello
Il riciclabile signore di plastica
 
© G. Brevetto, Op. Cit.

giovedì 6 febbraio 2014

Limerickapra

 
Ho visto una capra di belle speranze
In una stalla di quindici stanze
Aveva acquistato persino un panca
Ed un cavolo dalla cima bianca
La furba capretta di belle speranze
 
© G. Brevetto, Op. Cit.
 

lunedì 3 febbraio 2014

Come se nulla fosse

 

Come se
nulla
fosse,
abbiamo
concordato
giorni
ed ore
insoliti,
come se
nulla
fosse
abbiamo
seminato
fiori
inaspettati,
come se
nulla
fosse
abbiamo
giurato
ancor
prima di
promettere,
sempre
come se
nulla fosse
abbiamo
discusso
senza
aver ragione
e
senza
aver torto,
per nulla
siamo
partiti
e tornati,
vestiti e
rivestiti
seduti
alzati
stretto
abbracci
scambiato
baci
più volte
provati
o
inattesi,
sempre e
comunque
come se
nulla
fosse
ci siamo
pensati
e ripensati,
dimenticati
con la
paura di
dimenticarci,
dispersi
e
ritrovati
per caso,
come se
nulla fosse.
Noi,
come se
nulla
fosse,
come se
fossimo
nulla,
senza
annullarci
per
sopravvivere
anche
a questo,
come ad
altro
ormai
passato.
Tutto
accade
come
se nulla
fosse
senza poter
mai
dire:
non è
successo
nulla.

© 2014 Gianfranco Brevetto, Op. Cit.





domenica 2 febbraio 2014

Je me refuse

 
 

Je me refuse

De te rencontrer,

De rencontrer

Ton corps

Parmi les objets:

Moi, je t’aime.

Le même corps

Que j’aime

Et qui t’appartient

Il appartient

Au sens

Que, jusqu’à présent,

Tu m’as caché.

Ne bouge pas,

Prends un temps,

Regarde-moi.

Je me refuse

De t’écrire,

Mots

Parmi les Pages:

Moi, je t’aime.

 

©  2014 Gianfranco Brevetto, Op. Cit.

 

giovedì 30 gennaio 2014

due per uno


Mi accadde un giorno che ero distratto
la tabelline comprender d'un tratto
Se uno per uno fa sempre uno
è quindi vero che resta qualcuno
Ma quando al due son dopo arrivato
sempre quell'uno per me il risultato
A quel momento un tale mi chiese
se chiese due pesci quanti ne prese?
Così nell'ansia mia mai soddisfatta
corsi al mercato e prova è fatta:
Chiesi due pesci a cotal venditore
che prontamente colpito da errore
invece di porgermi un paio triglie
e consegnarmi poi lo scontrino
scrisse su un foglio il numero uno
e lo incartò con un nastro giallino
e mentre al colore io stavo a pensare
mi accorsi di botto in modo opportuno
che sopra era scritto: impara a contare!

© 2014 Gianfranco Brevetto Op. Cit.

mercoledì 29 gennaio 2014

Fila fila strocca strocca


Fila fila
non si tira
strocca strocca
acqua in bocca
non si prende
e non si tocca
c'è dell'acqua
nella brocca
e del vino
c'è nel tino

Fila fila
non si tira
strocca strocca
acqua in bocca
ma non dorme
il mio bambino
non riposa
o si dà pace
perché il sonno
non gli piace
forse pensa
al suo gattino
alla palla
o al trenino

Fila fila
non si tira
strocca strocca
acqua in bocca
sbadigliando
guarda intorno
par si chieda
è notte o giorno?
Non c'è verso
non c'è rima
Forse c'è
ma è capovolta:
strocca fila
o
fila strocca?

Fila fila
non si tira
strocca strocca
acqua in bocca
non si prende
e non si tocca
c'è dell'acqua
nella brocca
e del vino
c'è nel tino:
ora dorme
il mio piccino.

© 2014 Gianfranco Brevetto, Op. Cit.

martedì 28 gennaio 2014

Limerick infedele



Nell'armadio ben nascosto dietro l'ante
Un tale mi scoprì ed ero l'amante
Tanto che se potessi dir la mia
quel mobile abolirei e per magia
sparir vorrei con lei molto distante

© 2014 Gianfranco Brevetto


lunedì 27 gennaio 2014

Limerick in A




Un'amica il cui nome finisce per a
oggi del limerick la tecnica chiesto mi ha
subito detto le ho come va fatto
però dagli occhi  ero un po' distratto
della mia bella amica che finisce per a


© 2014 Gianfranco Brevetto

venerdì 24 gennaio 2014

...non aggiungere parole

 
Non
aggiungere
parole.
Seguiamo
la via del ricordo.
Quello che
ci ha preceduti,
presente e passato
che si
consumano insieme.
Non attendermi,
ti sono già
accanto.
Senza
che te ne accorgessi
ti ho sfiorato
due volte
le labbra.
Prima che il treno
si fermasse
eravamo già
scesi,
avevamo abbandonato
itinerari
differenti
prefissati
da tempo,
dimenticato per
sempre,
e per un solo attimo,
il dolore.

© Gianfranco Brevetto, Op. Cit.

 

giovedì 16 gennaio 2014

L' Am' ore

 
 

L'ho sempre detto: non sopporto le agende. Ma non solo quelle. Odio tutto ciò che misura, ripartisce, organizza e suddivide il tempo. Tollero appena l'orologio, diffido dei calendari. Non riesco a leggere la parola cronometro.

La mia avversione non è però legata a pigrizia, insolenza o captatio benevolentiae nei confronti di quelle persone che fanno tardi agli appuntamenti.

Io, agli appuntamenti, sono molto puntuale e, se posso, ci arrivo anche dieci minuti prima.

Il dominio del titano Crono nasce da una brutta faccenda di incesti e di evirazioni ed io, prudentemente, me ne sto lontano. Ciò che più mi spaventa, di questo mito, è che lo stesso signor Crono, di professione  titano mitologico, si è successivamente cibato di alcuni dei propri figli per non cedere il potere. Poi, siccome proprio intelligente non poteva essere, viene sconfitto da uno di questi, Zeus.

Insomma, a leggere tutta la storiella, non c'è da dormire tranquilli.

Un mio amico, Umberto (di professione artigiano, anni 36, legalmente separato, incensurato, ibi residente) ieri si è fidanzato. Sia lui che lei, sono molto indaffarati ed ognuno di loro ha una propria agenda. Vi segnano tutto, proprio tutto, per paura di dimenticare. Così, Umberto registra quando e a che ora deve vedere Antonia, questo il nome della fortunata. Antonia (professione cassiera, anni 32, libera, rinviata a giudizio per furto di un parcometro, ubi residente) nella sua agenda, specularmente, registra giorno e ora del prossimo incontro con Umberto.

Amano programmare, in estate già conoscono il momento preciso in cui si incontreranno per farsi gli auguri di Natale.

Sono contenti del loro am'ore.Vivono senza ansia apparente. Ogni tanto fissano il vuoto.



© 2014 Gianfranco Brevetto


giovedì 9 gennaio 2014

L'eternità pro tempore degli amanti

 
 
Questa volta l’ho fatta grossa. Ho confessato ad un donna di amarla eternamente. Credevo di averle dato la massima prova, almeno verbale, della consistenza del mio sentimento. Ma non è stato così. Lei si è arrabbiata. Anche tanto. Mi ha accusato di prenderla in giro. Mi ha fatto una scenata. E come tutte le scenate, mi ha piantato in asso ed è andata via. Ho cercato di telefonarle più volte. Dapprima non mi ha risposto, poi mi ha mandato un messaggio col quale mi ha formalmente invitato ad andare a quel paese.
Inutile dire che ci sono rimasto male, anche tanto. Dopo qualche giorno ho cercato di riprendere la mia vita normale. Di distrarmi. Ma non ci sono riuscito. Ho ripensato più volte alle mie parole, sì, insomma, al fatto che le avevo detto di amarla e che questo sentimento sarebbe durato in eterno. Comunque la mettessi o la girassi non sono riuscito a comprendere la sua reazione. Eppure mi sembrava una donna tollerante, sensibile, intelligente.
Così mi sono imposto, per qualche tempo, di non pensare più a lei ed a quella sua reazione. Ho conosciuto altre donne, le ho frequentate poi, come spesso capita, ho smesso di farlo. Ma di lei, mi è sempre rimasto il dubbio sulle reali cause della sua reazione.
Giacomo è un mio carissimo amico. Ci conosciamo dall’infanzia, anche se non ci frequentiamo spesso. Lui, a differenza di me, ha studiato molto, veste con gusto e conosce le donne molto bene. Io gli ho raccontato tutto, per filo e per segno. Lu mi ha detto che gli sembrava una storia molto interessante. Ci ha pensato su un attimo e poi si è messo a ridere.
Subito dopo, Giacomo mi ha dato dell’imbecille e mi ha detto di farmene una ragione. Mi ha detto anche che lei avrebbe avuto una reazione identica se le avessi spergiurato di amarla a tempo determinato, che so ? magari per tre mesi. Poi ha soggiunto:
- In questa vita, caro mio, siamo tutti pro tempore!
Non ho avuto il coraggio di rispondere. Stasera uscirò con una signora che ho conosciuto al supermercato, al reparto ortofrutta. Sono sicuro che sarò un perfetto amante. Domani cambierò supermercato e reparto.

© 2014 Gianfranco Brevetto